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Aggiornato al 24 settembre 2026

Sì, un impianto fotovoltaico può prendere fuoco, ma quasi mai per colpa dei pannelli in sé. Di solito la causa è un guasto elettrico: un connettore allentato, un cavo rovinato, un inverter che scalda troppo. Sono problemi che una buona installazione e controlli regolari permettono di evitare, e in questa guida ti spieghiamo come, dal punto di vista di chi gli impianti li progetta, li installa e li manutiene.

In sintesi

  • Un impianto fotovoltaico può causare o alimentare un incendio, ma il rischio dipende da progettazione, componenti, posa e manutenzione, non dalla semplice presenza dei pannelli sul tetto.
  • Le cause più frequenti sono elettriche: connettori e cavi, archi elettrici, hot spot, inverter surriscaldati e sovratensioni.
  • In Italia i Vigili del Fuoco hanno registrato 401 incendi con pannelli fotovoltaici coinvolti nel 2024: tra 14 e 24 casi ogni 100.000 impianti l’anno nel periodo 2015-2024.
  • Le batterie al litio hanno un rischio proprio, il thermal runaway, che va valutato a parte.
  • Se l’impianto prende fuoco: allontanati, chiama il 115 e non toccare pannelli e cavi, che restano in tensione finché c’è luce.
  • La prevenzione più efficace è una manutenzione documentata: serraggi, termografia, verifica di inverter, protezioni e sezionamento di emergenza.

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Un impianto fotovoltaico può prendere fuoco?

Sì. Un impianto fotovoltaico è un impianto elettrico che produce corrente per tutto il tempo in cui i pannelli ricevono luce. Come ogni impianto elettrico, può scaldarsi o fare scintille se un componente è difettoso, installato male o rovinato dal tempo.

Secondo la linea guida dei Vigili del Fuoco (Nota DCPREV 14030/2025), un impianto fotovoltaico può peggiorare un incendio in cinque modi:

  • farlo partire, diventando una sorgente di innesco in più;
  • renderlo più intenso, bruciando a sua volta;
  • portare le fiamme dal tetto all’interno dell’edificio;
  • bloccare gli EFC (evacuatori di fumo e calore), le aperture in copertura che smaltiscono il fumo;
  • rendere più difficile lo spegnimento.

La stessa linea guida indica anche la soluzione. Un impianto progettato e realizzato nel pieno rispetto delle sue indicazioni, se la valutazione del rischio non evidenzia criticità particolari, in linea generale non peggiora la sicurezza antincendio dell’edificio. Il rischio, quindi, non è una caratteristica fissa del fotovoltaico: dipende da come l’impianto viene progettato, costruito e mantenuto.

Perché i pannelli solari prendono fuoco? Le cause più frequenti

Quasi sempre per un guasto elettrico o termico che nessuno ha individuato in tempo. Nei dati svedesi analizzati nel 2026 dal Fire Safety Journal, cavi e connettori sono l’origine più frequente degli incendi, con circa il 25% dei casi. I pannelli e gli inverter, invece, risultano tra le origini meno comuni.

Prima della tabella, tre termini spiegati in breve (li trovi anche nel nostro glossario del fotovoltaico):

  • Arco elettrico: una scarica che attraversa l’aria tra due conduttori mal collegati, per esempio in un connettore allentato. Raggiunge temperature molto alte in pochissimo tempo. In corrente continua, quella prodotta dai pannelli, non si spegne da solo.
  • Hot spot: un punto caldo su una cella del pannello, causato da ombra, sporco, microfratture o difetti. Invece di produrre energia, la cella la trasforma in calore.
  • Sezionamento di emergenza: il dispositivo che stacca l’impianto elettrico dell’edificio da tutte le fonti di alimentazione, fotovoltaico compreso, per permettere ai soccorritori di intervenire.
Causa Cosa succede Come si previene in pratica
Connettori e giunzioni Un contatto imperfetto scalda e può innescare un arco Connettori dello stesso produttore e modello, crimpatura con utensile dedicato, verifica dei serraggi nel tempo
Cavi danneggiati o posati male Abrasioni, sole, schiacciamenti o animali rovinano l’isolamento Cavi specifici per fotovoltaico, fissaggio corretto, passerelle protette e staccate dalla copertura
Arco elettrico in serie Si forma lungo una stringa di pannelli, spesso senza far scattare le protezioni tradizionali Protezioni contro i guasti serie previste dalla linea guida, controllo degli allarmi dell’inverter
Hot spot sui pannelli Surriscaldamento di celle o scatole di giunzione Controllo di ombre e sporco, ispezione termografica periodica
Inverter surriscaldato Poca ventilazione, locali chiusi, supporti che bruciano Distanze del manuale, supporto incombustibile, locale aerato
Sovratensioni e fulmini Picchi di tensione che danneggiano l’isolamento Scaricatori di sovratensione dimensionati e verificati
Degrado e condensa Umidità nei pannelli o nei quadri, contatti ossidati Ispezioni visive, quadri con protezione adeguata, sostituzione dei componenti degradati
Posa su tetto combustibile Un guasto può incendiare la copertura sotto i pannelli Valutazione del tetto prima del progetto

Cosa controlla un installatore su un impianto esistente

Le anomalie più comuni non sono spettacolari. Le troviamo di continuo nei sopralluoghi:

  • connettori di marche diverse accoppiati tra loro;
  • cavi appoggiati direttamente sulla guaina del tetto;
  • fascette spezzate dal sole, con i cavi liberi di muoversi col vento;
  • inverter montati in sottotetti o ripostigli senza ricambio d’aria;
  • quadri elettrici con segni di umidità.

Sono difetti che si vedono con un sopralluogo e una termocamera, prima che diventino un problema.

[CASO REALE MYENERGY — DA COMPILARE] 3-4 frasi su un intervento reale anonimizzato: che impianto era (tipo e potenza indicativa), cosa ha rilevato la termografia (es. connettore a temperatura anomala), come è stato risolto. Allegare la foto termografica. Vedi checklist B6.

La nuova Guida CEI 82-25/3:2026 va nella stessa direzione. Dedicata ai componenti diversi dai pannelli, richiede per il lato in corrente continua cavi pensati per il fotovoltaico (norma CEI EN 50618). Chiede anche di valutare il rischio fulmini e di prevedere le relative protezioni.

Cosa fare se l’impianto fotovoltaico prende fuoco?

Non intervenire mai di persona sull’impianto. I pannelli illuminati continuano a produrre tensione anche con l’inverter spento: è per questo che la linea guida dei Vigili del Fuoco impone il cartello “impianto fotovoltaico in tensione durante le ore diurne”.

  1. Allontanati e fai allontanare tutti dall’area e dal fumo.
  2. Chiama il 115 (o il 112 dove è attivo il Numero Unico di Emergenza). Di’ subito che sull’edificio c’è un impianto fotovoltaico, se c’è una batteria e dove si trova il sezionamento di emergenza.
  3. Aziona il sezionamento di emergenza solo se lo raggiungi in sicurezza, lontano da fiamme e fumo. Non entrare in locali pieni di fumo per arrivarci.
  4. Non salire sul tetto e non toccare pannelli, cavi o quadri. Non usare acqua sui componenti elettrici.
  5. Se è coinvolta una batteria, stai a distanza. I fumi possono essere tossici. Solo i Vigili del Fuoco possono dire quando l’incendio è davvero spento.
  6. Dopo l’incendio, non riaccendere l’impianto. Fallo verificare da un tecnico abilitato prima di rimetterlo in funzione. Puoi richiedere assistenza a Myenergy per la verifica e il ripristino.

Cosa dicono i dati sugli incendi fotovoltaici in Italia?

I dati italiani più aggiornati vengono dal database degli interventi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Li ha analizzati lo studio “Fire incidents involving photovoltaic systems”, pubblicato a luglio 2026 sul Fire Safety Journal. Dal 2014 i Vigili del Fuoco usano una categoria specifica, “pannelli fotovoltaici”, che permette di contare gli interventi in cui i pannelli sono stati coinvolti nell’incendio.

Anno Incendi con pannelli fotovoltaici coinvolti (Italia) di cui su edifici
2015 97 85
2018 186 175
2020 181 167
2022 297 290
2023 382 364
2024 401 364

Fonte: elaborazione su dati CNVVF in Rus et al., Fire Safety Journal, vol. 165, 2026.

Per leggere bene questi numeri servono tre precisazioni:

  • Coinvolto non significa causato. Il dato conta gli incendi in cui i pannelli erano coinvolti, anche se il fuoco era partito altrove. Secondo gli autori, però, i casi con una causa chiaramente non elettrica sono una minoranza.
  • Gli incendi crescono perché crescono gli impianti. In rapporto al numero di impianti esistenti, in Italia si contano tra 14 e 24 incendi ogni 100.000 impianti l’anno.
  • I casi minori non compaiono. Il database registra solo gli interventi dei Vigili del Fuoco: un principio d’incendio spento senza chiamare il 115 resta fuori.

Quanto sono gravi questi incendi? L’unico dato sistematico viene dalla Svezia, quindi è un riferimento internazionale e non una statistica italiana. In circa 7 casi su 10 il fuoco resta limitato all’impianto. In meno di 1 caso su 10 si estende in modo significativo all’edificio.

Anche il dato tedesco più citato va letto con attenzione. Nel 2013 il Fraunhofer ISE e TÜV Rheinland stimarono che lo 0,006% degli impianti tedeschi avesse causato un incendio con danni ingenti. Utile per l’ordine di grandezza, ma riferito alla Germania di oltre dieci anni fa.

In sintesi: gli incendi fotovoltaici sono rari rispetto al numero di impianti, ma non trascurabili. E dipendono in gran parte da componenti e lavorazioni che si possono controllare.

Il fotovoltaico sul tetto è pericoloso? Perché conta la copertura

Un guasto dell’impianto diventa pericoloso soprattutto se sotto i pannelli ci sono materiali che bruciano. La linea guida dei Vigili del Fuoco chiede di evitare coperture con un comportamento al fuoco inadeguato e indica tre strade: tetto incombustibile, strato protettivo resistente al fuoco tra pannelli e copertura, oppure un abbinamento pannello-tetto con classificazioni verificate, come la Broof t3. Classi, prove e casi pratici sono nella nostra guida alla classificazione Broof t3 delle coperture per il fotovoltaico.

Le batterie di accumulo aumentano il rischio incendio?

Sì: un sistema di accumulo aggiunge un rischio suo, da valutare separatamente da quello dei pannelli. La linea guida dei Vigili del Fuoco lo dice chiaramente: le batterie agli ioni di litio sono esposte a rischio di incendio ed esplosione a causa del thermal runaway.

Cos’è il thermal runaway: una reazione a catena. Una cella, per un difetto, un urto o un surriscaldamento, produce calore più in fretta di quanto riesca a smaltirlo. Il calore passa alle celle vicine e il fenomeno si autoalimenta, con possibile emissione di gas infiammabili e tossici.

Il rischio però cambia molto da un sistema all’altro. Per la valutazione, la linea guida rimanda alla Circolare DCPREV 21021 del 23/12/2024. La circolare distingue tre scale: accumuli residenziali, sistemi in armadi per complessi residenziali o centri commerciali, container collegati ai grandi impianti. Posizione, chimica e dimensione del sistema fanno la differenza.

Aspetto Accumulo domestico Accumulo per aziende
Configurazione tipica Batteria integrata nell’inverter o moduli batteria a parete Armadi rack o container dedicati
Riferimento Linea guida 14030 come buona tecnica, manuale del produttore Valutazione specifica del rischio incendio ed esplosione (DM 7 agosto 2012), con riferimento alla Circolare DCPREV 21021/2024
Punto critico Dove si installa in casa Distanze, compartimentazione, rilevazione e gestione dell’emergenza

Dove e come installare una batteria, anche in casa:

  • rispetta le distanze e le condizioni ambientali indicate dal produttore;
  • scegli un locale aerato, non una nicchia chiusa;
  • non metterla lungo le vie di fuga, come corridoi o vani scala;
  • tienila lontana da materiali infiammabili e fonti di calore;
  • scegli sistemi certificati, con BMS (Battery Management System, l’elettronica che controlla temperatura, tensione e corrente di ogni cella) e monitoraggio attivo.

Le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP), oggi le più diffuse per l’accumulo domestico e aziendale, sono in generale più stabili al calore. Nessuna tecnologia però azzera il rischio: fanno la differenza certificazioni, installazione e controlli nel tempo. Per le aziende, approfondisci come funzionano i sistemi di accumulo BESS.

Cosa prevede la normativa antincendio per il fotovoltaico?

Il riferimento principale è la Nota DCPREV 14030 del 1° settembre 2025, la linea guida dei Vigili del Fuoco per progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti fotovoltaici. Sostituisce la guida del 2012. Si applica agli impianti fino a 1.500 V in corrente continua installati in attività soggette ai controlli antincendio (DPR 151/2011) o a loro servizio, comprese pergole, tettoie e pensiline.

Restano esclusi gli impianti a terra, i kit plug & play, quelli sotto gli 800 W, gli agrivoltaici a oltre 100 metri dagli edifici soggetti e gli impianti a concentrazione su inseguitori. La Nota DCPREV 14668 del 10 settembre 2025 ha chiarito che chi al 1° settembre 2025 aveva già avviato l’intervento (contratti firmati, progetto definitivo, lavori iniziati) può completarlo con le regole precedenti.

Situazione Cosa vale
Impianto su un’attività soggetta a controllo dei Vigili del Fuoco Linea guida 14030/2025 e pratica antincendio (SCIA o valutazione del progetto)
Impianto su un edificio non soggetto (casa, piccolo capannone) Nessuna pratica antincendio; la linea guida resta un riferimento di buona tecnica, insieme a CEI 64-8 e Guida CEI 82-25
Intervento già avviato al 1° settembre 2025 Può essere completato con le regole precedenti (Nota 14668/2025)
Impianto con batteria Valutazione specifica del rischio, con riferimento alla Circolare DCPREV 21021/2024

Attività soggette, in sintesi. Per i Vigili del Fuoco, installare il fotovoltaico in un’attività soggetta è una modifica rilevante ai fini antincendio. A seconda della categoria (A, B o C) e della valutazione del rischio, serve una SCIA antincendio oppure la valutazione preventiva del progetto. Categorie, iter e casi pratici sono nella nostra guida alla pratica VVF per il fotovoltaico nelle attività soggette.

Attività non soggette. La linea guida stessa dice di poter essere un utile riferimento anche per gli altri impianti: è lo standard a cui conviene progettare anche l’impianto di casa.

Aggiornamenti 2026. La Guida CEI 82-25/1:2026 cambia solo la codifica, non il contenuto tecnico. A oggi non risultano nuovi chiarimenti dei Vigili del Fuoco dopo la Nota 14668/2025.

Non sai se il tuo edificio è un’attività soggetta, o se l’impianto che stai valutando segue la linea guida? Chiedi una verifica ai tecnici Myenergy prima di firmare il contratto.

Il fotovoltaico aumenta il rischio incendio di casa, condominio o azienda?

Un impianto progettato e installato bene non rende l’edificio sensibilmente più pericoloso. Aggiunge però un impianto elettrico esposto a sole, pioggia e vento, da trattare con la stessa attenzione di un quadro elettrico o di una caldaia. Cambia soprattutto chi deve tenerlo sotto controllo.

Privati e abitazioni

  • La casa unifamiliare non è un’attività soggetta: niente pratiche antincendio, ma restano obbligatori il progetto e la dichiarazione di conformità dell’impianto.
  • Le scelte che contano di più: qualità di connettori e cavi, posizione dell’inverter (mai in un sottotetto chiuso) e, se c’è, posizione della batteria.
  • Tieni schema elettrico, manuali e dichiarazioni in un’unica cartella e sappi dove si trova il sezionamento di emergenza.

Condomini e amministratori

  • Il condominio è sotto controllo dei Vigili del Fuoco se supera i 24 metri di altezza antincendio o se ha un’autorimessa o una centrale termica sopra le soglie di legge (attività 77, 75 e 74 del DPR 151/2011; per l’altezza vedi il DM 246/1987 coordinato). In questi casi il fotovoltaico sul tetto va verificato da un tecnico antincendio.
  • L’amministratore, che cura la conservazione delle parti comuni, dovrebbe tenere il fascicolo tecnico dell’impianto, programmare la manutenzione e garantire un accesso sicuro al tetto.
  • Buone pratiche: cartelli di impianto in tensione agli accessi del tetto, sezionamento di emergenza raggiungibile e segnalato, una scheda con il contatto del manutentore da dare ai soccorsi.

Imprese

  • Molti capannoni, magazzini e attività produttive sono attività soggette: qui la linea guida 14030 si applica per intero, comprese le distanze da lucernari ed evacuatori di fumo e la suddivisione dei pannelli in copertura.
  • Le verifiche ai fini del rischio incendio vanno documentate nel registro dei controlli antincendio previsto dal DM 1 settembre 2021.
  • Sui tetti industriali il punto più delicato è spesso il pacchetto di copertura (guaine, isolanti): va valutato prima del progetto, non a cantiere aperto.

Pubbliche Amministrazioni

  • Scuole, uffici aperti al pubblico e strutture sanitarie sono spesso attività soggette al DPR 151/2011, per soglie di affollamento o di superficie: la linea guida 14030 è quindi il riferimento di progetto.
  • Nei capitolati conviene chiedere esplicitamente la conformità alla linea guida 14030/2025, un piano di manutenzione con termografia e la tenuta del registro.
  • Lo studio del Fire Safety Journal ricorda che in Europa, negli ultimi anni, incendi legati al fotovoltaico hanno colpito anche ospedali, scuole e musei: dove c’è molta gente, la qualità della manutenzione conta più che altrove.

Come prevenire l’incendio dei pannelli fotovoltaici: la checklist di manutenzione

La prevenzione si fa due volte: in fase di progetto e per tutta la vita dell’impianto. Per le attività soggette, la linea guida dei Vigili del Fuoco chiede verifiche ai fini del rischio incendio documentate almeno ogni due anni e a ogni modifica. L’attenzione va soprattutto a giunzioni, serraggi e hot spot.

Controllo Perché è importante Riferimento
Verifiche documentate del rischio incendio Scoprono i guasti nascosti prima che diventino inneschi Ogni due anni e a ogni modifica (linea guida 14030, attività soggette)
Serraggi e giunzioni (connettori, morsetti, quadri) I contatti allentati sono la prima causa di surriscaldamento e archi A ogni verifica periodica
Ispezione termografica Mostra hot spot e connessioni calde invisibili a occhio nudo Periodica, secondo IEC TS 62446-3
Pulizia e controllo delle ombre Sporco e ombre favoriscono gli hot spot Secondo il piano di pulizia dell’impianto
Cavi e passerelle Abrasioni, sole e animali rovinano l’isolamento A ogni ispezione visiva
Inverter e ventilazione Il surriscaldamento riduce sicurezza e durata Distanze e condizioni del manuale del produttore
Scaricatori di sovratensione Proteggono dagli effetti dei fulmini Verifica dello stato a ogni manutenzione
Sezionamento di emergenza Deve funzionare, essere segnalato e raggiungibile dai soccorritori Prova di funzionamento periodica
Cartellonistica Avvisa i soccorritori che l’impianto è in tensione di giorno Cartello agli accessi; ogni 10 m lungo i cavi in corrente continua nelle attività soggette
Registro e manuale Tengono traccia di stato iniziale, interventi e anomalie Registro del DM 1 settembre 2021, manuale di uso e manutenzione

C’è poi il monitoraggio da remoto: gli allarmi dell’inverter su isolamento, cali di produzione o guasti di stringa sono spesso il primo segnale di un problema.

Per un impianto aziendale approfondisci il servizio di manutenzione del fotovoltaico per aziende; per casa e condominio quello di manutenzione degli impianti residenziali. Il tuo impianto non è stato controllato negli ultimi due anni, o non sai chi l’ha installato? Prenota un check-up con Myenergy: sopralluogo, termografia e verifica di serraggi, inverter e sezionamento.

Domande frequenti

Un impianto fotovoltaico può prendere fuoco da solo?

Sì, ma di solito per un guasto elettrico evitabile e non per un difetto dei pannelli. Le cause più comuni sono connettori e cavi in corrente continua, archi elettrici, hot spot e inverter surriscaldati.

Perché i pannelli solari prendono fuoco?

Per connettori difettosi, cavi rovinati o posati male, archi elettrici, hot spot, inverter poco ventilati e sovratensioni. Nei dati svedesi pubblicati nel 2026, cavi e connettori sono l’origine più frequente, con circa il 25% dei casi.

Il fotovoltaico aumenta il rischio incendio della casa o del condominio?

Un impianto progettato, installato e manutenuto bene non aumenta in modo significativo il rischio. In Italia si contano tra 14 e 24 incendi con pannelli coinvolti ogni 100.000 impianti l’anno (dati Vigili del Fuoco 2015-2024). Nei condomini soggetti a controllo antincendio il fotovoltaico va valutato da un tecnico.

Chi chiamare se i pannelli fotovoltaici prendono fuoco?

Il 115 (o il 112 dove è attivo), segnalando subito la presenza dell’impianto e dell’eventuale batteria. Nel frattempo allontanati, aziona il sezionamento di emergenza solo se lo raggiungi in sicurezza e non toccare pannelli, cavi o quadri.

Le batterie di accumulo sono pericolose?

Le batterie al litio hanno un rischio specifico di incendio ed esplosione legato al thermal runaway, come indica la linea guida dei Vigili del Fuoco 14030/2025. Si gestisce con sistemi certificati dotati di BMS, installazione corretta secondo il manuale del produttore e, per le aziende, una valutazione del rischio dedicata.

Ogni quanto va controllato l’impianto fotovoltaico?

Per gli impianti in attività soggette, la linea guida 14030/2025 prevede verifiche documentate ai fini del rischio incendio almeno ogni due anni e a ogni modifica, più ispezioni termografiche periodiche. Per gli altri impianti è un riferimento di buona tecnica, da affiancare al monitoraggio continuo.

Spegnere l’inverter mette in sicurezza l’impianto?

No. Spegnere l’inverter ferma la conversione, ma i pannelli illuminati restano in tensione, così come i cavi fino all’inverter. Per questo servono un sezionamento di emergenza segnalato e l’intervento dei Vigili del Fuoco in caso di incendio.

Come può aiutarti Myenergy

Myenergy realizza impianti fotovoltaici chiavi in mano: dalla consulenza alla progettazione, dall’installazione alla gestione e manutenzione nel tempo. Per noi la sicurezza antincendio non è un adempimento finale, ma parte del progetto: componenti certificati, valutazione del tetto, posizione di inverter e batterie, sezionamento di emergenza e cartellonistica. Sugli impianti esistenti, anche non installati da noi, eseguiamo sopralluoghi con termografia e verifiche documentate. Per un nuovo impianto o per un check-up di quello che hai già, contatta Myenergy.

Fonti ufficiali e riferimenti

Dati e norme verificati al 24 settembre 2026.

  • Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco: Nota DCPREV 14030 del 01/09/2025, Linea guida di prevenzione incendi per impianti fotovoltaici (testo coordinato, comprensivo della Nota di chiarimento 14668 del 10/09/2025)
  • Vigili del Fuoco, Testi coordinati di prevenzione incendi, Disposizioni generali (pagina di pubblicazione della Linea guida aggiornata)
  • Ministero dell’Interno, Circolare DCPREV 21021 del 23/12/2024, Linee guida per sistemi di accumulo di energia elettrica (BESS)
  • Vigili del Fuoco, DM 16 maggio 1987 n. 246, testo coordinato (attività 77 del DPR 151/2011)
  • Rus N., Mossberg A., Puccia V., Wetterqvist C., Jug A., Jomaas G., “Fire incidents involving photovoltaic systems – An analysis of different national statistics”, Fire Safety Journal, vol. 165, 2026 (dati CNVVF 2015-2024)
  • Fraunhofer ISE, “Fire Protection in Photovoltaic Systems – Facts replace Fiction”, comunicato del 2013
  • CEI, serie Guida 82-25 (Parte 1:2026 e Parte 3:2026), schede di pubblicazione

Link alle fonti

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