La flessibilità energetica è la capacità di un sito di modificare temporaneamente il proprio profilo elettrico per supportare la rete quando serve. Oggi questo tema non è più soltanto tecnico: in alcuni contesti può tradursi in una opportunità economica concreta. Progetti come MiNDFlex e RomeFlex mostrano come determinati asset, se correttamente gestiti, possano essere valorizzati attraverso meccanismi che riconoscono un corrispettivo per la disponibilità del servizio e, in alcuni casi, anche per la sua effettiva attivazione.
Che cos’è la flessibilità energetica
La flessibilità energetica è la possibilità, per un sito elettrico, di aumentare o ridurre temporaneamente il proprio scambio di potenza con la rete in modo controllato, rapido e misurabile.
In termini pratici, significa poter modificare per un certo intervallo di tempo i propri consumi o la propria produzione per aiutare la rete a gestire esigenze locali, situazioni di congestione o condizioni operative particolari.
Tradotto in modo semplice: un’azienda, un edificio o un impianto non sono più soltanto utenti passivi che consumano energia o produttori che la immettono in rete. In presenza di tecnologie adatte, possono diventare risorse attive, capaci di fornire un servizio utile al sistema elettrico.
Questo aspetto diventa sempre più rilevante in uno scenario in cui crescono:
- la generazione da fonti rinnovabili
- i sistemi di accumulo
- la mobilità elettrica
- l’elettrificazione dei consumi
- i sistemi di controllo e gestione energetica
Più aumenta la complessità del sistema, più aumenta il valore della capacità di modulare in modo intelligente il comportamento elettrico di un sito.
Come funziona la remunerazione della flessibilità energetica
La remunerazione della flessibilità energetica non dipende semplicemente dal fatto di avere una batteria, un impianto di generazione o altri dispositivi elettrici interessanti. Dipende soprattutto da una condizione più concreta: la capacità reale del sito di rendere disponibile una potenza modulabile e di rispondere correttamente quando il servizio viene richiesto.
In linea generale, il valore economico della flessibilità si basa su due componenti.
1. Remunerazione di disponibilità
È il corrispettivo riconosciuto per il fatto che una risorsa si renda disponibile a fornire il servizio in determinate finestre temporali.
In altre parole, il sito viene valorizzato perché è pronto a intervenire quando serve, anche se non viene attivato in ogni occasione.
2. Remunerazione di utilizzo
È il corrispettivo riconosciuto quando la risorsa viene effettivamente chiamata a fornire la modulazione richiesta e il servizio viene realmente erogato.
Questa distinzione è importante perché chiarisce un punto essenziale: la flessibilità non vale solo quando entra in azione, ma anche quando è in grado di garantire presenza, affidabilità e prontezza operativa.
Il valore economico dipende quindi soprattutto da tre elementi:
- quanta potenza flessibile il sito può mettere a disposizione
- per quanto tempo riesce a garantirla
- con quale affidabilità risponde alla richiesta del servizio
Per questo motivo, la domanda corretta non è soltanto se un sito possieda determinati impianti, ma se questi possano essere coordinati, controllati e valorizzati in modo concreto.
Quanto può valere, in termini indicativi, la remunerazione della flessibilità
Per capire davvero il potenziale della flessibilità energetica, è utile affiancare alla spiegazione teorica anche un ordine di grandezza economico.
In termini semplificati, il ricavo lordo da disponibilità può essere letto così:
Ricavo lordo disponibilità = Prezzo aggiudicato (€/MW/anno) × Potenza resa disponibile (MW) × Ore di servizio / 8.760
Questa formula aiuta a chiarire un punto essenziale: il valore della flessibilità non dipende solo dal prezzo espresso in €/MW/anno, ma anche dal numero effettivo di ore in cui la risorsa deve essere disponibile. È per questo che due progetti di flessibilità possono generare risultati economici molto diversi anche a parità di potenza resa disponibile.
Va inoltre ricordato che questa stima riguarda solo la componente di disponibilità e non include l’eventuale remunerazione per l’attivazione effettiva del servizio, che segue una logica distinta. Nei mercati locali della flessibilità, infatti, la disponibilità e l’utilizzo sono due componenti separate: la prima remunera la prontezza della risorsa, la seconda la prestazione realmente erogata quando il servizio viene attivato.
Esempio MiNDFlex: quanto può valere un BESS da 100 kW
Assumendo come benchmark preliminare una media di aggiudicazione pari a circa 233.000 €/MW/anno, un sistema di accumulo da 100 kW può esprimere un valore teorico interessante già sulla sola disponibilità.
Se si annualizza il calcolo su un intero anno utilizzando la logica delle finestre Unareti, cioè 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì, pari a circa 2.088 ore/anno, il ricavo lordo teorico di disponibilità si colloca intorno a 5.550–5.600 euro lordi/anno.
Questo dato, però, va letto con prudenza. Alla data attuale, per MiNDFlex 2026 esiste una base regolatoria certa solo per la prima fase, compresa tra il 2 marzo e il 29 maggio 2026. In questo periodo il servizio è richiesto dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi, nelle fasce 14:00–18:00 e 18:00–22:00, per un totale di 504 ore complessive. ARERA ha approvato l’estensione del progetto limitatamente a questa prima fase, mentre la seconda fase giugno–dicembre 2026 non risulta, allo stato attuale, approvata in via definitiva.
Di conseguenza, se si vuole usare un criterio prudente e pienamente difendibile, il valore certo da considerare oggi non è quello annualizzato, ma quello riferito alla sola finestra regolatoriamente approvata. Con lo stesso benchmark di 233.000 €/MW/anno e con 504 ore effettive di servizio, un BESS da 100 kW esprime un ricavo lordo da disponibilità di circa 1.340 euro per la prima fase 2026.
La lettura corretta, quindi, è questa:
- il valore marzo–maggio 2026 può essere trattato come base certa di riferimento;
- il valore giugno–dicembre 2026 può essere usato solo come scenario prospettico o annualizzazione ipotetica, non come ricavo già consolidato.
Esempio RomeFlex: range indicativo per 100 kW
Su RomeFlex, la logica economica è diversa per durata e struttura del servizio. Per il 2026 ARERA ha approvato, per il mercato a termine della disponibilità, una base d’asta fino a 80.000 €/MW/anno per le risorse che non offrono già servizi a Terna e fino a 50.000 €/MW/anno per le risorse che li offrono già; per la componente di utilizzo il cap è pari a 280 €/MWh. La disponibilità è richiesta sull’area di Roma e Formello, nel periodo marzo–dicembre 2026, con copertura 24 ore su 24.
Per una risorsa da 100 kW, questo porta a un ordine di grandezza lordo sulla sola disponibilità che può essere letto, in modo sintetico, in un intervallo di circa 4,0–6,3 mila euro sul periodo di servizio effettivo. In altri termini, RomeFlex tende a offrire una valorizzazione della disponibilità più continua nel corso dell’anno, ma con livelli unitari inferiori rispetto ai valori preliminari più aggressivi osservabili su MiNDFlex.
Questo confronto è utile perché mette in evidenza una differenza di fondo: MiNDFlex può esprimere valori unitari molto elevati, ma su una finestra oggi certa più corta; RomeFlex si muove su valori unitari più contenuti, ma su una disponibilità distribuita su un arco temporale molto più ampio.
Come vanno letti questi numeri
Questi valori non vanno interpretati come ricavi automatici o garantiti. Sono ordini di grandezza lordi, utili per capire il potenziale del sito, ma vanno sempre letti alla luce di almeno cinque variabili:
- reale potenza modulabile
- continuità della disponibilità
- capacità di risposta della risorsa
- eventuale attivazione del servizio
- regole operative, verifiche di affidabilità e possibili penalità
Nei progetti di mercato locale della flessibilità, infatti, la disponibilità dichiarata deve essere coerente con il comportamento reale della risorsa. Sono previsti anche test di affidabilità, e in caso di esito negativo possono esserci effetti economici fino al mancato riconoscimento della disponibilità o, nei casi più gravi, all’esclusione dal progetto.
Per questo motivo, il vero tema non è solo “quanto può rendere la flessibilità”, ma se il sito sia davvero in grado di offrire quella flessibilità in modo affidabile, ripetibile e compatibile con la propria operatività.
Perché MiNDFlex e RomeFlex sono importanti
Quando si parla di flessibilità energetica in Italia, progetti come MiNDFlex e RomeFlex rappresentano due riferimenti utili per capire come il mercato si stia evolvendo.
Non sono importanti solo perché introducono nuove logiche operative, ma perché aiutano a leggere una trasformazione più ampia: il cliente finale, se dotato degli asset giusti, può diventare un soggetto capace di offrire un servizio alla rete e di ricevere una remunerazione per questo contributo.
MiNDFlex: perché è un modello interessante
MiNDFlex è una delle sperimentazioni italiane più rilevanti sui servizi ancillari locali e rappresenta un caso particolarmente interessante per capire come la flessibilità possa essere valorizzata a livello di rete di distribuzione.
Uno degli elementi più significativi di questo progetto è il peso attribuito alla disponibilità della risorsa. In questo modello, infatti, il valore economico non è legato solo all’attivazione del servizio, ma anche alla capacità del sito di essere presente, pronto e tecnicamente coerente con le esigenze della rete nelle finestre richieste.
Questo aspetto è centrale perché sposta l’attenzione dal semplice possesso dell’asset alla sua affidabilità operativa. Non basta avere una batteria, un impianto o un carico gestibile: conta la possibilità di renderli realmente disponibili quando serve.
Dal punto di vista strategico, MiNDFlex aiuta a capire un concetto chiave: la flessibilità energetica può avere valore soprattutto quando il sito riesce a garantire continuità, risposta controllata e comportamento prevedibile.
RomeFlex: cosa mostra sulla logica della remunerazione
RomeFlex rappresenta un altro progetto di riferimento nello sviluppo dei mercati locali della flessibilità ed è utile soprattutto per comprendere una logica di remunerazione più articolata.
Rispetto ad altri modelli, RomeFlex mette in evidenza con maggiore chiarezza la distinzione tra:
- valore riconosciuto alla disponibilità
- valore riconosciuto alla prestazione effettivamente resa
Questo è un passaggio molto importante, perché mostra che il potenziale economico della flessibilità non nasce automaticamente dalla presenza di un impianto. Nasce dalla capacità di mettere a disposizione una risorsa che possa essere gestita, attivata e verificata in modo misurabile.
In questa prospettiva, RomeFlex è utile anche dal punto di vista culturale e di mercato: aiuta a far comprendere che la flessibilità energetica non è un tema astratto o riservato a pochi operatori specialistici, ma un ambito in cui diversi siti elettrici possono, in determinate condizioni, generare un valore ulteriore.
MiNDFlex e RomeFlex: cosa insegnano davvero
Al di là delle differenze tra i due progetti, il messaggio di fondo è comune: la flessibilità energetica ha valore quando esistono contemporaneamente tre condizioni:
- una risorsa tecnicamente modulabile
- una gestione controllata e affidabile
- una coerenza tra comportamento del sito e bisogno della rete
Questo significa che il tema non riguarda solo il mercato, ma anche la qualità dell’analisi tecnica a monte. Prima ancora di chiedersi quanto possa rendere la flessibilità, bisogna capire se il sito possiede davvero le caratteristiche per partecipare in modo credibile.
Quali asset possono generare flessibilità energetica
Non tutti gli asset elettrici hanno lo stesso valore e non tutti sono candidabili allo stesso modo. La flessibilità dipende dal tipo di tecnologia installata, dal suo livello di controllabilità, dalla rapidità di risposta e dalla compatibilità con l’operatività del sito.
Sistemi di accumulo
Le batterie sono tra le risorse più adatte alla flessibilità energetica, perché consentono una modulazione rapida, precisa e programmabile. In molti casi rappresentano una delle soluzioni più efficaci per offrire servizi di flessibilità, soprattutto quando sono integrate in una logica di gestione energetica strutturata.
Impianti di generazione controllabili
Alcuni impianti possono adattare il proprio profilo di immissione o ridurre temporaneamente la produzione, contribuendo in modo utile ai servizi di flessibilità.
Ricarica di veicoli elettrici
La ricarica EV è una delle risorse più interessanti, perché può essere spostata, ritardata o modulata in funzione delle esigenze della rete e del sito.
Pompe di calore e sistemi HVAC
Negli edifici del terziario, in strutture complesse o in siti con una gestione energetica evoluta, questi sistemi possono offrire margini di modulazione utili senza compromettere in modo significativo comfort e continuità operativa.
Carichi industriali coordinabili
Compressori, pompe, motori, gruppi ausiliari e altri assorbimenti elettrici possono diventare una risorsa di flessibilità, a condizione che la modulazione sia compatibile con il processo produttivo e con i vincoli operativi del sito.
Esempi pratici di asset modulabili
Per capire meglio il concetto, è utile guardare ad alcuni casi tipici.
Un’azienda con fotovoltaico, batteria e colonnine di ricarica può ridurre il proprio prelievo nelle fasce più critiche, spostare parte della ricarica dei veicoli o utilizzare l’accumulo per migliorare la propria capacità di risposta.
Un sito industriale con compressori, pompe e sistemi ausiliari può modulare una parte dei propri consumi per intervalli limitati, se il processo lo consente e se la logica di gestione è ben progettata.
Un edificio dotato di pompa di calore, accumulo e sistema di energy management può diventare una risorsa flessibile anche senza taglie particolarmente elevate, soprattutto quando più tecnologie vengono lette e coordinate come un unico sistema.
Questi esempi mostrano un aspetto decisivo: la flessibilità energetica non riguarda solo grandi impianti o contesti eccezionali. In molti casi nasce dalla capacità di leggere correttamente ciò che è già presente nel sito e di capire se esistono le condizioni per valorizzarlo.
Quando la flessibilità energetica diventa un’opportunità concreta
La flessibilità energetica può diventare particolarmente interessante per aziende e siti che dispongono già di tecnologie gestibili o che stanno investendo in sistemi elettrici evoluti.
In genere, vale la pena approfondire il tema quando il sito presenta una o più di queste caratteristiche:
- presenza di batterie
- impianto fotovoltaico
- ricarica di veicoli elettrici
- pompe di calore
- sistemi HVAC evoluti
- carichi industriali coordinabili
- logiche di energy management già presenti o implementabili
Naturalmente, non tutti i siti hanno lo stesso potenziale. Proprio per questo il primo passo utile non è aderire subito a un progetto o a un meccanismo di mercato, ma capire se le risorse presenti possono essere valorizzate davvero, in modo coerente sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista operativo.
Come capire se un sito è davvero adatto
Per valutare il potenziale reale di un sito, non basta guardare l’elenco delle tecnologie installate. Serve un’analisi più precisa, che consideri almeno questi aspetti:
- potenza realmente modulabile
- durata della disponibilità
- velocità di risposta
- continuità del comportamento nel tempo
- vincoli produttivi o gestionali
- qualità del sistema di monitoraggio e controllo
È proprio qui che si gioca la differenza tra una possibilità solo teorica e una vera opportunità di valorizzazione.
Hai già batterie, fotovoltaico, ricarica EV o carichi elettrici gestibili?
In molti casi il sito possiede già asset potenzialmente utili, ma non li legge ancora in un’ottica di flessibilità energetica.
Una valutazione tecnica preliminare può aiutare a capire:
- se esiste una potenza modulabile reale
- se quella potenza è utilizzabile senza penalizzare l’operatività
- se il profilo del sito è coerente con meccanismi di valorizzazione della flessibilità
Questo passaggio è fondamentale, perché permette di distinguere tra semplice interesse teorico e potenziale effettivo.
Come Myenergy può supportare il cliente
Il valore della flessibilità non nasce automaticamente dalla sola presenza di una batteria, di un impianto di generazione o di carichi gestibili. Per diventare una reale opportunità, la flessibilità deve essere prima analizzata, poi strutturata e infine valutata in modo corretto.
Myenergy può supportare il cliente proprio in questo percorso.
Il primo passo consiste nell’individuare le risorse realmente modulabili presenti nel sito, come sistemi di accumulo, impianti di generazione, ricarica EV, pompe di calore o carichi industriali coordinabili, verificando se possano essere messi a disposizione senza compromettere la continuità operativa.
Il secondo passo è la lettura del potenziale reale: quanta potenza è disponibile, in quali finestre orarie, con quale continuità e con quali limiti.
Questo consente di separare i casi in cui la flessibilità energetica resta solo una possibilità teorica da quelli in cui può diventare una leva concreta.
È qui che emerge il punto più interessante: Myenergy può affiancare il cliente nell’analisi tecnica del sito per verificare se esistono le condizioni per trasformare la flessibilità energetica in un valore misurabile, coerente con il profilo energetico e con gli asset effettivamente presenti.
In questa prospettiva, il supporto non è solo tecnico. È un affiancamento orientato a capire se, come e con quali risorse il sito possa accedere a opportunità di valorizzazione realmente compatibili con il proprio funzionamento.
FAQ – Domande frequenti sulla flessibilità energetica
La flessibilità energetica riguarda solo i grandi impianti?
No. In molti casi può riguardare anche siti di taglia più contenuta, se dotati di asset coordinabili e di una gestione energetica adeguata.
Serve per forza una batteria per partecipare?
No. Le batterie sono tra le risorse più adatte, ma anche ricarica EV, pompe di calore, HVAC e carichi industriali coordinabili possono contribuire alla flessibilità.
Qual è la differenza tra disponibilità e utilizzo?
La disponibilità riguarda la capacità della risorsa di essere pronta a fornire il servizio nelle finestre richieste. L’utilizzo riguarda invece l’effettiva attivazione della risorsa quando il servizio viene richiesto.
Un impianto fotovoltaico da solo basta?
Non sempre. Dipende dal grado di controllabilità del sito e dalla possibilità di integrare altre logiche di gestione o altri asset che rendano la risposta più efficace e prevedibile.
Perché non tutti i siti hanno lo stesso valore di flessibilità?
Perché il valore non dipende solo dalla presenza di una tecnologia, ma dalla combinazione tra controllabilità, continuità di risposta, vincoli operativi e reale potenza modulabile.
Conclusione
La flessibilità energetica sta diventando una componente sempre più rilevante del sistema elettrico e progetti come MiNDFlex e RomeFlex mostrano con chiarezza che il mercato si sta muovendo verso modelli in cui il cliente può essere valorizzato non solo per l’energia che consuma o produce, ma anche per la capacità di modulare il proprio comportamento elettrico quando la rete ne ha bisogno.
La remunerazione della flessibilità energetica può assumere forme diverse, ma il principio resta lo stesso: contano disponibilità, affidabilità e prestazione effettiva.
Per questo il vero punto non è soltanto aderire a un progetto o seguire un trend di mercato. Il punto è capire se il sito dispone degli asset giusti e se questi possono essere letti, coordinati e valorizzati in modo concreto.
È proprio in questa fase che un’analisi strutturata può fare la differenza. Comprendere il potenziale reale di un sito significa passare da una possibilità astratta a una valutazione tecnica seria, utile per capire se la flessibilità energetica possa diventare davvero un vantaggio misurabile.
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